
Cosa può fare un giovane che all’improvviso si scontri col dolore lacerante della morte, con la perdita irrimediabile dell’unico amore? “Come si può continuare a vivere con le mani vuote, mentre prima stringevano l’intera speranza del mondo”? Eppure accade; accade sempre; accade ancora. Se però quel giovane avesse nelle sue mani vuote tutto il potere del mondo? Se si chiamasse Caligola? Se fosse un imperatore e potesse sottomettere al suo arbitrio tutti gli uomini? Forse potrebbe scegliere di tentare una nuova strada, per dare un senso al mondo: una strada che liberi la vita da tutto ciò che è falso e meschino; una strada che porti all’assoluto, alla realizzazione dell’impossibile, a mettere la luna nelle sue mani! Per Caligola questa strada passa attraverso l’ eliminazione di tutte le contraddizioni di cui è impastata la vita stessa degli uomini, costringendo tutti alla logica, a qualsiasi costo, fino alle estreme conseguenze: fino ad eliminare, insieme alle contraddizioni, anche chi si contraddice. Costringere gli uomini ad uscire dalla loro mediocrità, contro la loro stessa volontà, è un “atto d’amore” che porterà inevitabilmente Caligola ad una serie infinita di violenze. Finché crollerà anche la sua illusione di essere “l’unico uomo libero”, l’unico “puro nel male”: scoprendosi dentro le stesse miserie che avrebbe voluto eliminare negli altri e con in più la consapevolezza di non aver avuto giustificazioni; senza più ragioni, circondato solo dai suoi morti, la sua fine sarà inevitabile.