Medici, servi e familiari soggiogati ai prepotenti egoismi di un sanissimo inetto alla vita: un incessante turbine di personaggi voluti forzatamente per sé e accanto a sé, con cui il “malato” si imprigiona in una sua illusoria condizione di malattia. Una pavida fuga dalla realtà, confinata fuori dal proprio letto e dalla propria vita, con l’illusorio supporto delle scienze mediche a cui egli affida ciecamente la sorte della propria esistenza.
“Queste sono le vuote idee con cui cerchiamo di illuderci: le fantasie della medicina! Ma se devo poi pensare alla mia realtà e alla mia esperienza, di tutto questo non rimane poi niente. E tutto finisce come uno di quei bei sogni che alla fine lasciano solamente il disappunto di averci creduto”.